Due cuori nella pallavolo

Torniamo alla pallavolo. Tocca al fortunatissimo – almeno qui da noi – Mila & Shiro, due cuori nella pallavolo (titolo originale Attacker Yu!).Risale al 1984 e si compone di 58 episodi. Prima di “entrare nel vivo”, come si dice, sarà bene sgombrare il campo dalle cianfrusaglie. Non c’è alcun legame di parentela tra la protagonista Mila Atzuki (il cui vero nome di battesimo è lo Yu che troviamo nel titolo giapponese della serie) e l’altra pallavolista Mimì Ayuhara. In altre parole: le due non sono cugine, come ci è stato fatto credere dagli adattatori della Fininvest. I quali hanno provocato danni anche altrove, perché Francia, Spagna e Polonia hanno tradotto l’anime partendo dall’edizione italiana. La stessa cosa, insomma, che è successa qui da noi con Goldrake.

Chiarito l’ennesimo (e increscioso) equivoco, possiamo occuparci di Mila. Ha tredici anni e si è appena trasferita da Tokyo a Osaka. Il suo nucleo familiare è anomalo, rispetto a quelli incontrati finora. Il padre, un famoso fotografo, ha adottato Sunny, figlio di un suo carissimo amico morto in un incidente. Il bimbo, biondissimo e di origini (se non ricordo male) peruviane, stravede per la “sorella” e la segue ovunque. Niente madre, però. Almeno in apparenza. Mila la crede morta, ma non è così. La donna, ex pallavolista di successo, è in ottima salute: lavora come commentatrice sportiva. Quando la figlia era molto piccola, ha scelto lo sport a discapito della famiglia e se n’è andata di casa. Questa decisione è andata di traverso al marito, che ha raccontato alla ragazza una frottola galattica. Lui, infatti, è divorziato, mica vedovo. Considerata la situazione, è normale che non veda di buon occhio la passione di Mila per la pallavolo. La ragazza è costretta quindi a iscriversi di nascosto alla squadra della sua scuola. Quando il signor Atzuki lo scopre, gli girano vorticosamente i cosiddetti, ma a poco a poco accetta di darle tutto il suo sostegno.

L’inserimento nel gruppo, come da copione, è laborioso. Un po’ anche per il carattere di Mila: è irruenta, grezza, e non le manda certo a dire. Entra subito in conflitto con la compagna di squadra Nami, che la considera un’intrusa una rivale in amore. Entrambe, infatti, hanno una cotta micidiale per l’aitante Shiro, membro del club pallavolistico maschile. Le collisioni fra le due sono all’ordine del giorno. La situazione è resa più ingarbugliata dall’allenatore, Mister Daimon. È il tipico sensei dal carattere irascibile e spigoloso, famoso per i suoi metodi violenti. Uno di quelli che preferiscono il bastone alla carota. Costui intuisce le potenzialità della ragazza. La quale migliora ogni giorno e diventa la grintosa trascinatrice della squadra, all’interno della quale si conquista il ruolo di schiacciatrice. Deve però lavorare molto sulla ricezione, unico suo punto debole. Per fortuna lei e Nami superano conflitti e incomprensioni, diventando grandi amiche.

A forza di tirare, la corda si spezza: Daimon viene esonerato. Il suo posto viene preso dal preside della scuola, completamente digiuno di qualsiasi nozione sportiva. Della pallavolo capisce soltanto che si gioca con una palla rotonda. Le ragazze arrivano ugualmente alla finale del campionato studentesco, dove sono battute dalla fortissima Kaori Takigawa, una che a soli 15 anni ha già un posto assicurato nella nazionale olimpica.

Terminate le medie, per Mila arriva il momento di scegliere. Tanto fa e tanto briga, che riesce a farsi accettare da una squadra di professioniste il cui nome, Seven Fighters, non sembra per nulla casuale: significa – più o meno – le Sette Lottatrici. E lei, in effetti, è una combattente. Le compagne e il giovane allenatore Mitamura, sono colpiti dalla sua determinazione e dalla grinta che dimostra in campo. Non sono tutte rose e fiori. Certo, il Mister è tutt’altra cosa rispetto a Daimon, però quando si è l’ultima arrivata un po’ di gavetta bisogna farla. E poi c’è Yoghina, una giocatrice robustotta, che non prova eccessiva simpatia per lei perché sente il proprio posto in pericolo. L’obiettivo di Mila è mettersi in mostra per poter entrare in nazionale e partecipare alle Olimpiadi di Seoul del 1988.

Quanto a Nami e Kaori, la prima finisce tra le Unicorn, dove ritrova Daimon, il quale cercherà, senza successo, di riavere Mila, utilizzando anche tattiche poco pulite; la seconda milita nelle Sunlight, principali avversarie delle Seven Fighter nel campionato nazionale. Le tre ragazze si comportano come molti altri sportivi degli anime. Nella vita di tutti i giorni sono grandi amiche, mentre sul rettangolo di gioco si affrontano a viso aperto, senza risparmiarsi, ma all’insegna del rispetto reciproco. Ognuna di loro vuole che le altre siano in perfetta forma: la vittoria contro un avversario a mezzo servizio non ha sapore, né senso.

Nemmeno la Via di Mila è in discesa. Intanto deve integrarsi nel gruppo, accettando la panchina. Poi ci sono i soliti allenamenti durissimi, sebbene non disumani. Il suo punto debole, lo abbiamo detto, è la ricezione, su cui deve lavorare parecchio. Ci sono alti e bassi e perfino un grave infortunio. Senza contare che anche lei deve inventarsi delle tecniche tutte sue, come la battuta al salto (o quel che sia). Ma siccome gli sforzi vengono sempre ricompensati, è convocata in nazionale. Si apre a questo punto la seconda fase della serie. Il manuale del perfetto anime giapponese vuole che ogni nuova avventura comporti nuove tribolazioni, altrimenti non ci sarebbe certo gusto. Eccone allora due piuttosto sugose. Per cominciare, in ossequio al trucco narrativo del “riconoscimento finale”, Mila scopre la verità sulla madre. Non è morta, come le aveva raccontato il padre. Tutt’altro: è la signora Tajima, la giornalista che commentava i suoi incontri mentre militava nelle Seven Fighters. L’ha mollata in fasce per seguire la propria ambizione, evitando accuratamente di manifestarsi alla ragazza “per il suo bene”. Scusa che non sta in piedi, ma tant’è. Il rinculo dell’inaspettata rivelazione è violento. La pargola fugge da casa e dal ritiro. È crisi, cupa nonché profonda. Shiro la trova, la consola – evitando, però, di confessarle che ricambia i suoi sentimenti, perché potrebbe distrarsi dalla sua “missione” sportiva – e la convince pure a riannodare i fili. Lei segue i consigli dell’amato: torna dalle sue compagne e si riavvicina alla degenere.

Non è mica finita, perché le seccature sono come le ciliegie: si collezionano a due a due. L’allenatore della nazionale olimpica è il raffinatissimo Daimon, che non perdona all’ex pupilla di avere rifiutato il trasferimento all’Unicorn. Dopo una partita amichevole disputata e vinta contro l’URSS, il bruto inizia la sua guerriglia psicologica contro Mila. Non è una questione di allenamenti estenuanti, perché quelli sono inclusi nel prezzo. Alla protagonista, il mister mostra di preferire una certa Tullia, stangona dai capelli blu, il cui punto di forza sono le funeste schiacciate. Peccato, però, che difesa e carattere facciano proprio schifo. Le due si prendono di petto all’istante. Ma il meglio deve ancora venire. Ecco la trovata geniale di Daimon per selezionare le titolari: dividere le giocatrici in due squadre che disputeranno tre amichevoli. Chi le vince tutte, ha il posto assicurato. Da una parte Mila, e dall’altra Tullia, la quale ha superato, a differenza della rivale, i problemi di ricezione e sembra invincibile. Ma è la prima ad avere la meglio. Ora è pronta per partecipare alle Olimpiadi di Seoul del 1988 e vincerle. Ma non assisteremo al suo trionfo, perché l’anime si conclude prima.

Chi ha elaborato il titolo italiano Mila e Shiro due cuori nella pallavolo andrebbe confinato nel girone dei Fraudolenti. L’attenzione è, infatti, furbescamente deviata sulla storia d’amore fra i due atleti. Ma questa è una serie sportiva, non sentimentale. Shiro c’è e non c’è. I riflettori sono tutti per Mila, che è innamorata, ma pensa soprattutto alla pallavolo. Gli episodi mostrano gli allenamenti “speciali” (chi non ricorda le pesanti polsiere indossate per aumentare la potenza delle schiacciate?), le partite… in una parola, i suoi sforzi per arrivare in cima e diventare la migliore. Il suo fidanzato – qualifica presunta, perché non c’è stata una dichiarazione ufficiale – è, tutto sommato, una comparsa, o meglio un attore non protagonista. Certo, quando serve c’è, e il suo pensiero aiuta la ragazza a sopportare fatiche e ostacoli, ma nulla di più.

È importante sottolineare la differenza di atteggiamento rispetto alla finta cugina Mimì Ayuhara. Mila non si prende mai molto sul serio. Ha delle maniere da maschiaccio e si diverte un mondo, a giocare. I sacrifici non superano la soglia oltre la quale si piomba nel masochismo. C’è da soffrire, ma non in maniera esagerata. L’atmosfera è leggera e i momenti comici sono numerosi. Merito anche degli altri personaggi. Volendo, c’è perfino la “morale della favola”. La competizione non impedisce l’amicizia tra due avversari: la favorisce e la rafforza nella consapevolezza di condividere sogni, valori e passioni. Mila, Nami e Kaori non sono marziane, ma ragazze come tante. Hanno soltanto compreso (ma soprattutto accettato) le rinunce che deve accettare chiunque voglia eccellere in una disciplina sportiva.

  1. postato da abatelunare